22 Giugno 1941, ore 3 di notte: la Wehrmacht, divisa in tre gruppi d'armata (Nord, Centro e Sud) varca il confine tra i paesi appartenenti al Reich (o suoi alleati) e l'URSS. E' l'inizio della più grande campagna militare (per numero di uomini e mezzi impiegati) della Storia Militare, l'Operazione Barbarossa. E' anche uno dei momenti più importanti nella storia del XX Secolo: il Reich di Hitler ha già annesso l'Austria, l'intera Cecoslovacchia, la Polonia, ha sconfitto la Francia nella campagna del 1940 e tiene in scacco l'Inghilterra (pur essendo la Luftwaffe uscita sostanzialmente sconfitta nella Battaglia d'Inghilterra contro la Royal Air Force, e avendo quindi dovuto rinunciare all'invasione dell'isola Britannica, la cosiddetta "Operazione Leone Marino"). Una sconfitta dell'Unione Sovietica significherebbe un solo fronte di cui preoccuparsi (quello Inglese), e inoltre riserve pressocchè inesauribili di alimenti, metalli, combustibile e forza lavoro.
La Storia è nota: l'Operazione Barbarossa fallisce e, anzi, è l'inizio della fine per il Terzo Reich, che nell'impresa sacrifica gran parte del proprio esercito, facendosi trovare scoperto e indifeso quando nel Giugno del '44 gli Alleati aprono il fronte occidentale con lo sbarco in Normandia, concretizzando l'incubo che da sempre aveva attanagliato la Germania, ovvero la guerra su 2 fronti.
Col senno di poi, si può dire che l'Operazione sia fallita in più momenti successivi.
Prima di tutto fallisce perchè parte troppo tardi (a causa dell'aggressione italiana alla Grecia e alla conseguente guerra nei Balcani in cui la Wehrmacht viene coinvolta), aumentando il rischio di ritrovarsi invischiati nell'Inverno Russo (cosa che puntualmente avviene, e di fronte alla quale l'esercito Nazista si ritrova impreparato quanto a materiale).
Fallisce poi davanti a Mosca, quando l'Armata Rossa riesce a fermare l'esercito Nazista (che comunque, per un errore strategico clamoroso, aveva attribuito inizialmente maggiore importanza allo sfondamento a Sud, per conquistare la fertile Ucraina e proteggere le fonti di energia della Romania).
Fallisce quindi nell'Inverno del '42 con la controffensiva del Don e il sacrificio della VI Armata di Von Paulus nella Battaglia di Stalingrado.
Infine, fallisce con la battaglia sul saliente di Kursk (la più grande battaglia di carri armati della Storia).
La domanda che impone la Storia però è: avrebbe potuto l'Invasione della Russia avere successo?
I precedenti sembrano dire che non avrebbe potuto averne.
La strategia della Terra Bruciata, la vastità del territorio da conquistare (la vera "riserva strategica" russa) e infine la disabitudine dei precedenti invasori ai climi rigidi dell'Inverno russo hanno (quasi) sempre avuto la meglio.
130 anni prima (in un altro 22 Giugno, quello del 1812) Napoleone si era cimentato nella stessa impresa, alla testa di una Grande Armeè composta da circa 600.000 uomini. Passando per Smolensk prima e Borodino poi, Napoleone arriva anche a conquistare Mosca, che però si ritrova abbandonata e svuotata di ogni cosa dai russi. E in più, in fiamme.
Dopo poco meno di un mese da padrone di Mosca, Napoleone è costretto ad abbandonarla. E la ritirata (non provocata da una controffensiva!) diventa drammatica, fino all'attraversamento della Beresina che conclude di fatto la campagna di Russia. Varcato il Niemen, e tornato in territorio Polacco, dei 600.000 soldati ne sono sopravvissuti solo (circa) 25.000. Come nel caso di Hitler, è l'inizio della fine anche per Napoleone.
Circa 100 anni prima di Napoleone, nel 1708, anche Carlo XII di Svezia si era cimentato nella stessa impresa, in quella che è conosciuta come la Seconda Guerra del Nord. Varcata la frontiera, con primo obiettivo Smolensk, si aspettava di trovare lo zar Pietro il Grande, con il suo esercito. Invece, non trova nessuno. Trova solo l'immensa pianura russa, villaggi abbandonati svuotati di cibo, bestiame e abitanti, e piccole azioni di guerriglia alle sue spalle. E' la prima esposizione nella Storia della famigerata strategia della Terra Bruciata. L'Inverno tra il 1708 e il 1709 riduce di centinaia di unità il suo esercito, che alla fine, quando arriva alla battaglia campale con l'esercito Russo (guidato dalla Zar in persona a Poltava, nel Luglio 1709) ne viene sconfitto anche a causa della decimazione prodotta dalla lunga marcia dell'Autunno precedente senza rifornimenti e dal Generale Inverno.
Messa così, si potrebbe dire che la risposta alla domanda che la Storia pone è che non si può conquistare l'inconquistabile. In realtà, esistono dei però.
Il primo però è un'altra domanda: cosa sarebbe successo se anzichè nel Giugno '41 la campagna di Hitler fosse iniziata 2 mesi prima e si fosse posta come obiettivo principale la conquista di Mosca?
Il secondo però è più concreto: nel 1223 (con la battaglia sul Fiume Kalba) e poi di nuovo nel 1238 (con la conquista di Mosca, cui farà seguito nel 1240 anche quella di Kiev) c'è stato un esercito capace di invadere l'immensa steppa russa e di uscirne vincitore: è l'orda d'Oro Mongola, guidata la prima volta da Temujin (meglio noto come Gengis Khan), la seconda da suo figlio Ogodai. La particolarità di entrambe le imprese consiste nel fatto che le 2 campagne si sono svolte, perlomeno nella loro invasione iniziale, in pieno Inverno Russo.
In conclusione, la domanda che la Storia pone rimane senza risposta: si può conquistare l'Inconquistabile?
venerdì 27 aprile 2007
venerdì 13 aprile 2007
Il Principe del Baltico: Arvydas Sabonis
Arvydas Romas Sabonis, nato il 19 Dicembre del 1964 a Kaunas, in Lituania.
A mio modesto parere, il più forte giocatore mai nato in Europa, e uno dei più forti Centri della storia del Basket mondiale.
Due metri e venti di poesia in movimento, una esposizione completa di ciò che un giocatore di basket potrebbe possedere: tiro da fuori, tiro da dentro l'area, uno contro uno, rimbalzo, e soprattutto la specialità della casa, l'assist. Mai visto un lungo passare la palla come lui, e comunque anche tra gli esterni pochi nella storia possono essergli paragonati.
Una carriera purtroppo gravemente condizionata dalla rottura del tendine d'Achille nel 1986 (già prima di questo infortunio l'NBA lo aveva scelto, ma l'URSS non lo aveva lasciato andare).
Approdato finalmente a Portland nel 1996, a 32 anni suonati, ha fatto comunque in tempo (nelle 6 stagioni disputate) a lasciare in tutto il mondo del basket USA la sensazione che, se fosse arrivato giovane e sano, probabilmente oggi si sarebbe parlato di lui come di uno dei 2-3 più forti centri di ogni epoca (e nonostante tutto, qualcuno che lo sostiene in USA lo si trova tranquillamente).
Piccolo omaggio al Principe del Baltico, dall'Eurolega 2003/04 (giocata con lo Zalghiris Kaunas, sua squadra storica), nella quale fu eletto, a 40 anni, "MVP of the Season".
A mio modesto parere, il più forte giocatore mai nato in Europa, e uno dei più forti Centri della storia del Basket mondiale.
Due metri e venti di poesia in movimento, una esposizione completa di ciò che un giocatore di basket potrebbe possedere: tiro da fuori, tiro da dentro l'area, uno contro uno, rimbalzo, e soprattutto la specialità della casa, l'assist. Mai visto un lungo passare la palla come lui, e comunque anche tra gli esterni pochi nella storia possono essergli paragonati.
Una carriera purtroppo gravemente condizionata dalla rottura del tendine d'Achille nel 1986 (già prima di questo infortunio l'NBA lo aveva scelto, ma l'URSS non lo aveva lasciato andare).
Approdato finalmente a Portland nel 1996, a 32 anni suonati, ha fatto comunque in tempo (nelle 6 stagioni disputate) a lasciare in tutto il mondo del basket USA la sensazione che, se fosse arrivato giovane e sano, probabilmente oggi si sarebbe parlato di lui come di uno dei 2-3 più forti centri di ogni epoca (e nonostante tutto, qualcuno che lo sostiene in USA lo si trova tranquillamente).
Piccolo omaggio al Principe del Baltico, dall'Eurolega 2003/04 (giocata con lo Zalghiris Kaunas, sua squadra storica), nella quale fu eletto, a 40 anni, "MVP of the Season".
martedì 10 aprile 2007
Islam e Occidente: cominciò tutto a Poitiers?
L’argomento è di grande attualità, in un periodo così travagliato e turbolento nei rapporti tra le 2 grandi religioni monoteiste. Per citare un nome famoso, di questa battaglia Edward Gibbon (nel suo “Decadenza e caduta dell’Impero Romano”) ha scritto che “se i Franchi a Poitiers avessero ceduto all’Islam oggi ad Oxford si insegnerebbe il Corano”.
La battaglia si svolse in un giorno indeterminato dell’Ottobre del 732. A quella data l’imperiosa avanzata dell’Islam, che proseguiva ininterrotta da un secolo, non aveva ancora conosciuto sconfitta né interruzione. Uno dopo l’altro erano caduti l’impero Persiano e gran parte di quello Bizantino, ormai fiaccati dall’interminabile confronto tra di loro. Poi erano cadute le vestigia di ciò che fu l’Impero Egiziano, nonché gran parte dell’Africa del Nord, con l’assimilazione all’Islam dei berberi che vi abitavano. Completata l’occupazione del Nord Africa venne naturale pensare ad attraversare lo stretto braccio di mare che la separava dalla Spagna. Lo fece l’emiro Ariq, che approdò in quel territorio che da lui prese il nome, Gibilterra (Jabal T'Ariq, il “Monte di Ariq”). Da lì in poi la Spagna intera (o quasi) cadde nelle mani delle armate islamiche.
Con l’insediamento dell’emiro Abd al Rahman lo sguardo a questo punto (e siamo all’inizio dell’VIII secolo d.C.) si rivolse a ciò che stava oltre i Pirenei: il regno dei Franchi, fino a quel punto considerato inespugnabile a causa della consistenza bellica dell’esercito Merovingio, ma che stava dando inequivocabili segnali di decadenza.
Lo scontro avvenne a Poitiers, nei dintorni di Tours in Aquitania (governata da Ottone, che dapprima si era alleato con gli Islamici nel tentativo di affrancarsi dal governo centrale Merovingio, poi si era controvoglia dovuto rivolgere a Carlo, “Maestro di Palazzo” ormai plenipotenziario di Teodorico IV, in pratica il vero detentore del Potere), e dopo una intera giornata, a conclusione della quale nessuno sembrava poter essere considerato vincitore, si concluse con la ritirata notturna dell'esercito Arabo (in parte per le gravissime perdite subite, in parte per salvare il bottino guadagnato grazie alle scorrerie in Aquitania dei giorni precedenti lo scontro).
Chi fosse interessato qui può trovare una ottima ricostruzione della Battaglia.
Più che per il reale significato strategico-tattico all’interno della battaglia tra l’Islam e l’Occidente nel Medioevo (più importante da questo punto di vista viene considerato il fallimento dell’Assedio di Costantinopoli di circa 15 anni prima), la battaglia fu importante perché, per la prima volta, l’avanzata dell’Islam (ininterrotta ormai da circa un secolo) venne bloccata, togliendo alle armate Orientali quell’aura di invincibilità che le aveva fin lì accompagnate.
La battaglia si svolse in un giorno indeterminato dell’Ottobre del 732. A quella data l’imperiosa avanzata dell’Islam, che proseguiva ininterrotta da un secolo, non aveva ancora conosciuto sconfitta né interruzione. Uno dopo l’altro erano caduti l’impero Persiano e gran parte di quello Bizantino, ormai fiaccati dall’interminabile confronto tra di loro. Poi erano cadute le vestigia di ciò che fu l’Impero Egiziano, nonché gran parte dell’Africa del Nord, con l’assimilazione all’Islam dei berberi che vi abitavano. Completata l’occupazione del Nord Africa venne naturale pensare ad attraversare lo stretto braccio di mare che la separava dalla Spagna. Lo fece l’emiro Ariq, che approdò in quel territorio che da lui prese il nome, Gibilterra (Jabal T'Ariq, il “Monte di Ariq”). Da lì in poi la Spagna intera (o quasi) cadde nelle mani delle armate islamiche.
Con l’insediamento dell’emiro Abd al Rahman lo sguardo a questo punto (e siamo all’inizio dell’VIII secolo d.C.) si rivolse a ciò che stava oltre i Pirenei: il regno dei Franchi, fino a quel punto considerato inespugnabile a causa della consistenza bellica dell’esercito Merovingio, ma che stava dando inequivocabili segnali di decadenza.
Lo scontro avvenne a Poitiers, nei dintorni di Tours in Aquitania (governata da Ottone, che dapprima si era alleato con gli Islamici nel tentativo di affrancarsi dal governo centrale Merovingio, poi si era controvoglia dovuto rivolgere a Carlo, “Maestro di Palazzo” ormai plenipotenziario di Teodorico IV, in pratica il vero detentore del Potere), e dopo una intera giornata, a conclusione della quale nessuno sembrava poter essere considerato vincitore, si concluse con la ritirata notturna dell'esercito Arabo (in parte per le gravissime perdite subite, in parte per salvare il bottino guadagnato grazie alle scorrerie in Aquitania dei giorni precedenti lo scontro).
Chi fosse interessato qui può trovare una ottima ricostruzione della Battaglia.
Più che per il reale significato strategico-tattico all’interno della battaglia tra l’Islam e l’Occidente nel Medioevo (più importante da questo punto di vista viene considerato il fallimento dell’Assedio di Costantinopoli di circa 15 anni prima), la battaglia fu importante perché, per la prima volta, l’avanzata dell’Islam (ininterrotta ormai da circa un secolo) venne bloccata, togliendo alle armate Orientali quell’aura di invincibilità che le aveva fin lì accompagnate.
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